9 febbraio 2009

La fine di un tormento

Il controverso caso Englaro, con tutti i risvolti mediatici e politici che ha acquisito in questi mesi, si è concluso in modo assai rapido e inaspettato. Un caso che ha sollevato numerose perplessità per diverse ragioni etiche e costituzionali. A scuotere l'opinione pubblica sono state anche le dichiarazioni del padre Beppino Englaro, certo che Eluana, prima dell'incidente del gennaio 1992, pienamente capace di intendere e di volere, avesse espresso la volontà di non subire alcun tipo di accanimento terapeutico nell'eventualità di un simile incidente.

Si ricorda che il particolare tipo di trauma subito ha lasciato la ragazza in uno stato vegetativo ipoteticamente reversibile e che, in una simile situazione, non si conosce di quale entità sia la percezione del dolore. Una faccenda davvero complessa, che ha tenuto "obbligatoriamente" col fiato sospeso tutto il paese ponendo inevitabili e fondamentali quesiti. Quando e quanto è giusto l'intervento dell'uomo in questioni di tale delicatezza? Dove si colloca la soglia tra cinismo è umanità? Tra certezza e dubbio? Tra accanimento e cura? Si può considerare un atto responsabile, altruistico decidere della vita di una persona "inconsapevole", di un cosiddetto "morto encefalico", poichè, in quanto tale, genera una condizione di sofferenza in chi gli sta intorno?

Dopo tre giorni interi dalla sospensione dell'alimentazione, Eluana si spegne a tutti gli effetti per arresto cardiaco alle 20.10 di qusta sera nella Clinica La Quiete di Udine, una fine per alcuni assai strana. I medici che sono stati vicini alla ragazza dicono che fino a stamattina le condizioni erano stabili al punto da attendersi un lungo calvario. Altri pareri asseriscono che in tali condizioni, soprattutto a causa della disidratazione, non avrebbe potuto sopravvivere che pochi giorni. Conclusioni non se ne possono ancora trarre ma c'e già chi invoca gli esami tossicologici convinto dell'esistenza di un preciso "copione". Che la disidratazione sia la vera causa di un così repentino mutamento delle sue condizioni cliniche è ancora da accertare. Il fatto certo è che tutto è finito tragicamente e che Eluana non è morta per cause naturali, ma per la scelta altrui di sottrargli il nutrimento che sosteneva la sua, sia pur disgraziata, esistenza. Una fine degna? Una liberazione?

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