25 agosto 2009

La vita è Adesso

La vita è Adesso, nel qui ed ora. Non è altrove, in qualche proiezione futura caricata di aspettative, dove crediamo che finalmente cominceremo a vivere e a stare bene, o invischiata in dolori e fallimenti passati, fatti che ormai sono già accaduti e non esistono più. Il tempo sequenziale è in realtà un concetto fuorviante. La vita si svolge solo e unicamente nel tempo presente. Essere consapevoli dell'unico momento reale, in cui è possibile agire e quindi modificare, migliorare, assaporare, sentire e godere la vita, è tutto ciò di cui dobbiamo preoccuparci. Esserne consapevoli significa essere i padroni della propria esistenza. Niente e nessuno può farci paura quando siamo coscienti nel momento presente poiché le paure sono sprigionate dal ricordo del passato o riferite ad un ipotetico momento futuro che non si è ancora presentato.

Il presente è da sempre considerato da tutte le tradizioni sciamaniche e da tutte le discipline che si occupano di ricerca interiore, il momento creativo, la realtà in cui tutto esiste e si può percepire. Il nostro percorso evolutivo è stato minato molto tempo fa da sistemi dannosi di credenze che hanno condizionato la nostra consapevolezza fino a farci percepire limiti che in realtà esistono solo nel nostro subconscio, in questa parte reattiva e ormai alla deriva a cui spesso ci affidiamo finendo ripetutamente fuori pista. Ancora e ancora, finché non ne abbiamo abbastanza e scegliamo di ascoltare qualcos'altro, un'altra parte di noi, qualcosa di cui ignoriamo l'esistenza nonostante la sua continua pressione attraverso le sensazioni (non le emozioni) e che può dirigerci verso il nostro bene, quello autentico. Si tratta indiscutibilmente della parte più saggia e potente che abbiamo, una preziosa risorsa a cui tutti possiamo accedere in qualsiasi momento, la sola che onora e sa riconoscere l'immensità dell'Adesso.

La nostra mente egoica, questa "entità" che ci intrappola, altro non è che un filtro che reagisce basandosi su situazioni ed emozioni, non necessariamente reali, legate al passato o al futuro e che si amplificano con la ripetizione di pensieri depotenzianti. Agisce freddamente, produce emozioni positive effimere ed emozioni negative durature, si sente minacciata dal presente e costituisce essenzialmente l'ego con cui erroneamente ci identifichiamo. Anziché operare come un mezzo, è divenuta ipertrofica, costantemente attiva, rumorosa e ha progressivamente preso il sopravvento fino a diventare l'unico "occhio", l'unico strumento di interpretazione e valutazione della realtà, trascinandoci in una spirale depressiva da cui è difficile uscire. Tuttavia non è affatto invincibile. Può essere trascesa mantenendo uno stato di presenza, osservando i propri pensieri e praticando con sufficiente costanza il silenzio interiore.

Per riuscirci dobbiamo necessariamente disciplinarci e riabituarci ad entrare in contatto con la nostra mente più profonda, il luogo dove dimora, tra gli archetipi fondamentali, la consapevolezza dell'essere. Si tratta di un luogo creativo oltre che di un luogo di pace. Sta nel saper accedere a questa nostra profondità il vero appagamento e il vero appagamento lo si può raggiungere solo nell'eternità dell'Adesso, quando si è totalmente presenti e in assenza di rumore. Questa modalità di esperienza ci facilita la connessione con la nostra guida interiore che suggerisce sempre con immediatezza e certezza la strada più adatta e in armonia con il tutto. L'intuizione e l'ispirazione sapranno guidarci verso l'azione più giusta, la più vera. Non sapere come ascoltarla, e quindi utilizzarla, produce in noi continui squilibri emotivi che alimentano, in un circolo vizioso, compulsioni e sofferenze. Tutto ciò, protratto nel tempo, oltre ad essere penoso per qualsiasi individuo, finisce per inquinare anche il "tessuto" che ci interconnette gli uni agli altri. Vi è energia in quello che pensiamo ripetutamente con una certa intensità emozionale e l'energia si propaga, bisogna esserne creatori responsabili per poterne stabilire la qualità.

Scegliere questa strada per toccare noi stessi fino a percepirci come reali e viventi nel qui ed ora, presuppone un lavoro notevole su se stessi che inizia con lo scollegarsi dalla propria "confusione interiore". Solo chi è davvero stanco di soffrire inutilmente e crede che il capolavoro che rappresenta sia più che un fascio di riflessi condizionati, può raggiungere la consapevolezza del suo vero essere, dell'Io sono, cioè l'unica "sostanza" che può apprezzare l'Adesso (senza tempo) e goderne pienamente.

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2 commenti:

Zret ha detto...

Se il presente è l'attimo inafferabile e sempre deludente, anche l'avvenire ed il passato sono gli abissi di proiezioni informi, di miraggi distorti. Sono ologrammi inconsistenti e grigi.

Resta la diuturna ed epica battaglia contro il Male, combattuta sulla base di un fondamento senza fondamento (l'etica si disintegra, non appena se ne definiscono caratteri e scopi, sicché l'unico suo habitat è il silenzio), con la prospettiva della vittoria finale. Un'escatologia credibile (prima o dopo l'errore sarà corretto), ma consolatoria e un po' limitata: l'eroismo appartiene a chi, come Siddharta, indica corpo e mente, sostanza ed apparenza, terra e cielo, come Nulla.

Ciao

Noisyhush ha detto...

Il presente è l'unica dimensione esistente, l' effettivo campo di azione e l'azione è l'unica cosa che può fare la differenza, se di qualità e non contaminata dalle congetture dell'ego. Inoltre, dare un nome alle cose ne disgrega l'essenza che è sempre e comunque l'essenza del tutto.

Siddaharta ha raggiunto questa illuminante realtà ma io non parlerei di eroismo, piuttosto di consapevolezza riconquistata. Come dice Tolle: "il nulla è la comparsa del Non Manifestato (possiamo chiamarla coscienza del tutto) come fenomeno esteriorizzato in un mondo percepito dai sensi"; e ancora, il Sutra del cuore afferma: "La forma è vuoto, il vuoto è forma".

Il nulla permette alla materia di esistere e la costituisce in buona misura, non va compreso, spiegato, etichettato, riempito, va "osservato", assimilato. Tutto ciò che riguarda l'equilbrio personale parte da questa capacità di percepire il silenzio, lo spazio, e quindi il "non manifesto", e che consente di vivere nell'Adesso, assaporandone la gioia e l'invincibilità. Questo permette così agli altri processi mentali di essere utilizzati meglio e solo quando necessari.

Credo che l'uomo abbia un fine ultimo ma non credo troppo alle profezie, appartengono al passato, parlano del futuro e vengono interpretate da menti non sempre libere. Sono certo, tuttavia, che le persone sentano, oggi più che mai, il bisogno di ritrovare se stessi nel qui ed ora. Un saluto