2 giugno 2010

Inquinamento si, inquinamento no


Forse ce ne siamo dimenticati. La visione del futuro che molti di noi avevano da piccoli era quella di un mondo tecnologico, pulito e in armonia con la natura. Un mondo in cui le persone imparano dagli errori passati e migliorano migliorando ciò che li circonda. Una società responsabile che ha riguardo per le generazioni future e che utilizza la conoscenza per scopi nobili. Per questo sogno, che altro non è che la naturale aspettativa di un bambino, di una mente pura, hanno lottato numerose persone, ma la presenza di un forte potere intento a "richiamare all'ordine" ha sempre ostacolato la sua realizzazione. Gli esempi sono innumerevoli ma uno di questi ha senz'altro dell'incredibile. Come mai in un epoca di prodigi come quella attuale, utilizziamo per i nostri veicoli ancora motori la cui tecnologia risale a più di un un secolo fa? Per quale motivo, nonostante esistano da tempo progetti sicuri che surclassano il motore a scoppio, non abbiamo mai sostituito le auto tradizionali come ci si sarebbe aspettato? Forse prima di rispondere conviene porsi un altra domanda, tanto ovvia quanto necessaria. A chi giova tutto ciò? Pur non essendo un principio universalmente applicabile possiamo affermare che quando si crea una tendenza e la si mantiene a lungo, nonostante questa si riveli deleteria e priva di logica, è sicuramente perchè risulta profiqua per qualcuno.

Benchè ci sia una parte di verità, non facciamo altro che ricevere messaggi e informazioni enfatizzate dai media i quali ci allertano che il pianeta sta morendo, che il riscaldamento globale incombe, ci mostrano scene di disastri ambientali, ci dicono che oggi, proprio nella nostra città, il livello di inquinamento è tale che, per alcuni di noi, sarebbe consigliabile restare a casa. Perfino chi di salvaguardia dell'ambiente se ne è sempre infischiato inizia a familiarizzare con concetti come polveri sottili, ozono, CO2, PM10, PM2.5, e via dicendo. Insomma ci stanno sensibilizzando nei confronti dell'ambiente, ci stanno avvertendo che manca poco e che se non ci diamo una regolata la natura si ribellerà e le misure precauzionali potrebbero essere davvero drastiche, tanto drastiche da portare ad una paralisi tecnologica. Ma modificare solamente i nostri livelli di consumo, mantenendo intatti a monte altri comportamenti, potrebbe realmente cambiare le cose?

Rammentiamo sempre che i media, oltre al mero scopo di fornire ipno-intrattenimento, fungono principalmente come mezzo di propaganda e hanno sempre influenzato qualsiasi corrente di pensiero fino ad instillare, per fini di controllo, paure di ogni sorta. Tra le tante collaudate, la paura della catastrofe, è una delle più efficaci ed è già stata opportunamente diffusa in tutte le salse. Ci costringono a subire questa tensione per renderci effettivamente più responsabili di fronte alla realtà o per utilizzare il tutto in un imminente futuro come giustificazione per privarci di altri diritti e privilegi? Un governo davvero responsabile può essere così ipocrita da proporre campagne a favore dell'ambiente senza investire in nessuna miglioria sostanziale, anzi, il più delle volte sperperando denaro pubblico in accorgimenti peggiorativi come inceneritori, nucleare o altro ancora? Diverse ricerche, ad esempio, avevano confermato già a inizio secolo gli effetti nocivi del piombo, eppure lo si è mantenuto nei carburanti e ci si è moderatatmente impegnati a ridurlo solo negli ultimi anni. Ci sarebbe molto da dire in merito, ma vorrei soffermarmi invece su alcune curiose vicende che denunciano la strana e contraddittoria condotta di alcuni costruttori e di chi decide quale energia dobbiamo utlizzare.

Ripercorriamo la storia di alcuni veicoli ad energia alternativa. Nel 1996, le prime auto elettriche prodotte in serie, le EV1 (Electric Vehicle 1), furono fabbricate negli USA dalla General Motors e circolarono per le strade della California. Erano auto veloci e silenzione, passavano da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi e non possedevano alcuno scarico!

Erano facilmente ricaricabili con energia elettrica nel garage di casa. Dieci anni dopo queste auto del futuro sparirono. Come è potuto accadere? In primo luogo queste auto non potevano essere comprate, ma solo noleggiate. I contratti di noleggio non vennero semplicemente rinnovati. La General Motors recuperò tutte le EV1, nonostante l’opposizione dei suoi utenti, e dopo furono distrutte.

Nel 1997, la Nissan presentò il modello elettrico Hypermini nel salone di Tokyo. Il Municipio della città di Pasadena (California USA) adottò quest’auto come veicolo professionale per i suoi dipendenti. Erano molto apprezzate per la loro facilità di manovra e parcheggio ed anche per la loro efficienza di movimento dentro la città.

Nell’agosto del 2006, andò a termine il contratto di noleggio delle auto tra il Municipio di Pasadena e la Nissan. Il municipio tentò di comprare le auto, ma la Nissan non lo permise e ritirò tutte le auto per smaltirle.
Nel 2003, la Toyota decise di iniziare la produzione del RAV4-EV (EV=Veicolo Elettrico). Questa 4x4, un prodotto di alta raffinatezza tecnologica, era stata molto apprezzata dai suoi utenti fin dal 1997.

Il costo di ricarica era di $ 0,09 per kilowatt/ora, vale a dire, una ricarica completa del veicolo costava $ 2,70. Nel 2005 i contratti di noleggio andarono a scadenza e la Toyota inmediatamente si prodigò a recuperare tutte queste auto per la consueta distruzione, ma alcuni cittadini USA decisero di organizzarsi e venne creata l’associazione “Don’tCrush” per tentare di salvare le RAV4‑EV. Questa associazione esercitò pressioni sulla Toyota per 3 mesi. Finalmente la Toyota autorizzò le persone che avevano noleggiato queste auto a comprarle, tuttavia, la linea fu tolta dalla produzione e la batteria NiMH EV-95 non venne mai più prodotta. Nel 2005 la fusione commerciale Chevron - Texaco compró il brevetto della batteria per 30 milioni di dollari e smantellò la fabbrica.

Curiosamente, mentre i veicoli elettrici venivano distrutti in massa, quelli a combustione erano ben protetti. Nel giugno del 2001, Jeffrey Luers di 23 anni, attivista USA per la difesa delle foreste, ebbe una triste esperienza. Egli fu condannato a 22 anni e 8 mesi di prigione per aver bruciato tre Hummer’s (note auto americane dai consumi record). Volle esprimere con questo gesto la minaccia rappresentata per il nostro pianeta da questi mostri ultra inquinanti e consumatori ma la bravata gli costò la libertà.

Non esiste solamente la tecnologia dell’auto elettrica. La BMW ha un’automobile commerciale a base di idrogeno da circa 10 anni. L’auto a idrogeno produce come rifiuto il vapore acqueo. Questo significa che è totalmente libera da inquinamento e utilizza l’aria come materia prima per il combustibile, elemento di cui c'è naturalmente abbondanza. Il Governatore della California, il famoso attore Arnold Schwarzenegger, guida una Hummer ad idrogeno!

Qualche anno fa fu presentata al pubblico la Genepax, la prima e unica auto che funziona col vapore acqueo. E non è tutto, l’acqua che utilizza non deve neppure essere filtrata in alcuna misura, ed è capace di fare 80km/h con un litro. Ebbene, non è stata mai prodotta in serie.

Si ricorda anche che più di 100 anni fa il geniale scienziato Nikola Tesla trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti. Oggi la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti, al punto che con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile! Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia che, se fosse applicata, abbasserebbe il costo della vita dell' 80%.

Riguardo, invece, ai biocombustibili, tanto pubblicizzati come soluzione ecologica, l'opinione di chi ha a cuore l'ambiente non può che essere negativa. Infatti si deve tener presente che l’uso dei grani ed oli da mescolare al petrolio non fa altro che ridurre il consumo di quest'ultimo da cui comunque inevitabilmente dipende il biocombustibile. Inoltre implica il continuo sfruttamento di risorse naturali per produrre più materia prima necessaria alla miscela.

A questo punto viene spontaneo chiedersi, quanto varrebbe un barile di petrolio se non fosse utilizzato per muovere i comuni mezzi di trasporto? La minor domanda farebbe abbassare di molto i prezzi ma a qualcuno questo non piacerebbe. Una commissione del Congresso USA concluse che il prezzo del petrolio cadrebbe a meno di $ 65 per barile - meno della metà del prezzo attuale - se non ci fossero gli speculatori.

Se davvero ci applicassimo per trasformare le nostre abitudini e per produrre veicoli e impianti non inquinanti, forse basterebbe poco tempo per ottenere risultati apprezzabili, ma come al solito la politica adottata dai "controllori" del pianeta sembra essere quella del profitto. Profitto per l'industria chimica, profitto per la struttura farmaceutica, profitti per le corporations legate al petrolio e a tutto ciò che gira intorno a questo bene così "essenziale", banche comprese. Quando si parla di guadagni si parla anche di potere e chi lo detiene sa che può mantenerlo solo grazie al controllo di tutti i settori fondamentali, soprattutto quello energetico.

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